Nigoline di Cortefranca (BS)

Autore: 
L. Cadei (1803)
Anno di intervento: 
2011
Tipo di intervento: 
Restauro conservativo

 


SCHEDA TECNICA DELLO STRUMENTO


Collocazione
In cantoria lignea aggettante dalla parete destra prospiciente il presbiterio.
Cantoria
Lignea, rettilinea, dipinta sobriamente con riquadri di vari colori e decori floreali di epoca più antica.
Cassa
In legno d’abete grezzo, non dipinta ne protetta da lacche o cerature addossata alla parete, decorata da doppio ordine di modanature e da una cimasa dal profilo curvilineo alla sommità e da modanatura semplice al marcapiano. A sinistra si apre una piccola porta d’ingresso allo strumento.
Prospetto
Quadrangolare, senza alcuna decorazione, chiuso da due ante in legno grezzo.
Facciata
Composta da 27 canne in stagno finissimo, formanti una cuspide con ali ascendenti in unica campata. Appartengono tutte alla Voce Umana, iniziando dal SOL2. Labbro superiore a mitria ben rilevata e bocche allineate. Piede alquanto lungo, segnature delle note a nord e sud-ovest dell’incrocio saldature, legatura a staffa, in lamina di stagno con foro.
Tastiera
Di 50 tasti, estesa da DO1 a FA5 con prima ottava corta, ricoperta nei diatonici in bosso e cromatici in legno annerito e striscia d’ebano, frontalini a chiocciola. Telaio in noce e abete, modiglioni in noce, elegantemente sagomati. Frontalino superiore in cipresso.
Pedaliera
Del tipo “a leggìo”, di 18 pedali, estesa da DO1 a LA2 con prima ottava corta, costantemente unita alla tastiera. Estensione reale fino a SOL#2 in quanto il LA2 aziona il Tamburo per mezzo di un cromatico rovesciato.
Registri
Azionati da snelli comandi in noce elegantemente sagomati, disposti in colonna unica. 
Cartellini cartacei, a stampa, originali.


Disposizione:


Principale Bassi                         Campanelli                                 
Principale Soprani         
Ottava 
Quinta Decima
Decima Nona
Vigesima Seconda
Vigesima Sesta
Vigesima Nona
Flauto Traverso  
Flauto in Duodec.
Cornetto Primo
Voce Umana


Tavola dei registri in abete, segnature a secco verticali, strangoli in ferro.


Disposizione dei registri sul somiere partendo dalla facciata: 
Voce Umana, Vigesimanona, Vigesimasesta, Vigesimaseconda, Decimanona, Quintadecima,  Cornetto, Flauto in duodecima, Ottava, Flauto traverso, Ottava, Principale soprani, Principale bassi
La manetta dei Campanelli è collocata nella parte superiore della finestra della consolle, a destra, sopra la grata che sovrasta la tastiera. I Campanelli sono in bronzo, collocati sopra la tastiera e si estendono dal DO3 al DO4, ritornellando fino al Fa5.


Accessori
Pedale del Tiratutti.
Tamburo, formato da  due canne del Principale bassi (Do# e Re# peraltro non impiegate nell’estensione della prima ottava, in sesta) in legno e azionato dal 18.mo pedale.
Tavola di copertura della consolle, fermata da farfalle metalliche incastrate nella cassa.


Somiere
Somiere maestro a vento in noce, fondo della segreta in pioppo, traversa e fianchi in castagno. Chiusura inferiore dei canali con cartelle in abete e liste di pelle, superiore con strisce di pelle e cartelle in noce con intagli per il passaggio delle punte dei ventilabrini. 
Armato con 13 pettini con punte in ottone azionati da spade in ferro; pettini con punte in ottone. Fori pressoché verticali, ripassati a fuoco e moderatamente svasati. Ventilabri in abete, numerati in testa a china, progressivamente da sx a dx; molle in ottone a spira semplice; spilli, attacchi e punte guida laterali in ottone. Ventilabrini con molle a doppia spira e punte in ottone.
Passaggio degli spilli in fori rifiniti a fuoco e in una striscia metallica sigillata con pelle posta sotto la segreta. Segnatura a secco dello scomparto sul fondo della secreta. Chiusura con due antine in abete impellate sull’anta e sulla battuta, fermate da farfalle non fulcrate, in noce. Maestra della facciata in unico pezzo di noce con segnature a secco.
Scomparto
DO1  MI1  SOL1  Sib1  DO3  MI3  SOLd3  DO4  MI4  SOLd4  DO5  MI5  RE5  Sib4  Fad4  RE4  Sib3 Fad3 RE3  SIb2  SOLd2  Fad2  MI2  RE2  DO2  DOd2  MIb2  FA2  SOL2  LA2  SI2  MIb3  SOL3  SI3  Mib4  SOL4 SI4  Mib5  FA5  DOd5  LA4  FA4  DOd4  LA3  FA3  DOd3  SI1  LA1  FA1  RE1
Somiere secondario
Somiere accessorio, per le prime 8 canne del Principale bassi, in noce, con antina unica in abete, con farfalle di chiusura senza fulcro. Altre 7 canne in legno, sempre tutte aperte per il proseguo del Principale sono collocate sul fondo del somiere maestro. Le prime 4 canne del registro Ottava sono pure in legno, aperte e perfettamente omogenee con quelle precedentemente menzionate.
Canne
Tutte originali, tranne alcune limitatissime lacune e sostituzioni con canne recenziori. Fatta eccezione per la facciata, in stagno finissimo, e le 19 sopra citate, che sono lignee, sono in piombo, con lastra di spessore generoso e tecnologia “callidiana”.
Segnature sia sul corpo che sul piede con caratteri alfabetici e numerici per i ritornelli principianti sempre dalla nota Do# siglata 1.
Il Flauto Traverso è interamente a doppio cono mentre Flauto in XII e Cornetto sono a cuspide.
Accordatura in tondo. Canne in legno del Principale con labbro inferiore fissato con chiodi guarniti in pelle e labbro superiore in noce riportato; colorate di terra rossa.
Crivello
In abete, su telaio pure in abete dipinto con terra rossa. I fori sono blandamente ripassati a fuoco. Segnature a china quelle dei registri e a secco quelle dello scomparto. Sul fronte, quasi illeggibile per la terra rossa, segnatura a china delle note.
Catenacciature
Quella principale è rivolta all’interno, con segnature a secco e a china solo verticali, strangoli in ottone in unico giro. Tutti i tiranti o legature dal somiere alla catenacciatura e da questa alla tastiera  sono in ferro.
Mantici
Manticeria posta in una stanza sotto la cantoria. E’ costituita da tre mantici a libro, con cinque pieghe ciascuno e cornici in abete, posti su castello e azionati con corde e ruote in legno.
Zavorre in pietra, non originali. In sede di restauro lo strumento è stato fornito di elettroventilatore. (Torna all'inizio)

L'ORGANARO SCRIVE (Contributo tratto dalla pubblicazione divulgata in occasione dell'inaugurazione dei lavori de restauro)


Dopo oltre trent’anni trascorsi ad indagare sul mondo dell’Organo, imbattersi in uno strumento uscito dalle mani della bottega Cadei genera amore a prima vista. E intendo nel senso letterario del termine perché già dal primo sopralluogo hai la nettissima sensazione di trovarti di fronte ad un opera realizzata con estrema cura, maestria e raffinatezza. Dopo oltre due secoli di servizio ed incerte vicissitudini, le peculiarità più microscopiche sono ancora perfettamente evidenti tanto da farti immediatamente apprezzare ogni dettaglio, come la precisione di lavorazione di ogni elemento con finiture dei profili tanto accurate da provocare emozioni alla vista ed al tatto.
Complice, va detto, anche il buono stato di conservazione generale, quasi si potrebbe dubitare dell’effettiva età del manufatto anche solo esaminando il materiale fonico, che ad un primo e superficiale sguardo, ingannando l’occhio meno esperto, potrebbe sembrare di ben più recente realizzazione. Lastre ben lavorate, saldature omogenee e sottilissime, aperture di bocca sicure e nettissime, denotano mano esperta e sicura, guidata da una mente ben cosciente del risultato da perseguire. Ecco allora canne dalla pronuncia spiccata e prontissima, che neppure la mano dal tocco più abile e felice  è in grado di mettere in difficoltà.
Nonostante le ridotte dimensioni dello strumento, la scelta dei registri e la loro intonazione offrono una tavolozza timbrica di tutto rispetto, con sonorità che inaspettatamente ricordano forse non del tutto casualmente quelle dei coevi strumenti nord europei. Tutto ciò poi scaturisce da un impianto realizzativo tecnico e fonico improntato alla massima semplicità ed essenzialità, ma mai banale.
Un esempio su tutti l’intonazione del Principale, che nei Bassi si unisce in perfetta continuità non tanto con il suo omologo di tessitura Soprani, ma con il Flauto Traverso, aumentandone quasi l’estensione verso la parte grave della tastiera. Questo piccolo scostamento timbrico, incrementando le possibilità timbriche dello strumento, non è però percettibile quando il Principale viene impiegato come base della piramide del ripieno. La Voce Umana poi, collocata in facciata, che si estende verso il grave al di sotto del Do centrale fino al Sol 2 non è certo una regola negli strumenti del tempo. Anche e soprattutto da considerazioni di questa natura sarebbe auspicabile affrontare nel prossimo futuro uno studio approfondito di questa eccelsa ma poco conosciuta ed indagata Bottega organaria, vissuta, mi piace pensare, in concorrenza con altre ben più altisonanti realtà coeve e forse per l’eccessiva ombra da queste prodotta, sfortunatamente troppo presto estinta.


L’Organo di S. Eufemia di Nigoline di Cortefranca
Posto in semplice ma elegante cassa lignea interamente realizzata in essenza d’abete ed addossata alla parete destra della navata, lo strumento firmato da Luigi Cadei e datato 1802 ci è pervenuto perfettamente omogeneo ed originale in ogni sua componente. I criteri realizzativi delle varie componenti sono perfettamente identici, come pure le numerazioni a china presenti un poco ovunque, dai ventilabri alla tastiera, dalle catenacciature ai somieri.
Chi ha realizzato quest’Organo ha fatto largo uso di tracciature a secco per il perfetto posizionamento di ogni componente, dai pettini ai ventilabrini, dalle componenti meccaniche agli ingombri delle canne, con grande ordine e precisione.
Le canne sono tutte siglate a graffio sia sul corpo che sul piede in prossimità della saldatura di giunzione con caratteri alfabetici molto netti ed eleganti. Tutti i ritornelli, sia al ripieno che nella strumentazione (Cornetto), sono contrassegnati invece con le stesse modalità da caratteri numerici a partire da Do# numerato 1 per tutti i registri, sia in quinta che in ottava. All’atto dello smontaggio le canne erano correttamente posizionate sul somiere, con esclusione di pochissime eccezioni tra i registri di Principale, Ottava e Quinta Decima, e quasi tutte presenti tranne cinque tra le più piccole della facciata, attigue tra loro ed asportate probabilmente in un sol colpo come a farne un mazzo di fiori e poche altre interne, anche in questo caso accorpate pressoché per intero in un nucleo centrale. Le canne della prima ottava del Principale Bassi, più altre due per l’effetto del Tamburo, comandato dal pedale più acuto, sono in legno e collocate su somiere dedicato posto a ridosso del muro in posizione ribassata. Seguono altre sette canne in legno montate sul somiere maggiore e quindi in metallo dal Sol 2. Altre uniche canne in legno sono le prime quattro del registro Ottava.
Perplessità riguardano solamente l’effettiva data di costruzione e di collocazione dell’Organo all’interno della chiesa. Con certezza si può affermare che questo strumento è stato realizzato per una collocazione diversa dall’attuale. La presa di collegamento al portavento principale è ora posizionata sul lato destro della segreta, mentre originariamente era su quello opposto. Altra considerazione di rilievo riguarda la riduzione cospicua del somiere maggiore in larghezza. Le spalle laterali risultano ristrette con mezzi che potremmo definire di fortuna per permettere l’inserimento di misura del somiere all’interno della cassa. L’Organo, come detto perfettamente omogeneo, è firmato in più punti da Luigi Cadei e datato 1802, ma non sappiamo con certezza chi l’abbia collocato nella sede attuale, quando e da dove provenisse. Nel vano manticeria, a sostegno delle carrucole di caricamento manuale dei tre mantici a cuneo, sono sopravvissuti lacerti di coperte di un precedente  Organo con somiere a tiro, ben più antico dell’attuale. Inoltre sul cappello della cassa, a sorreggerne la copertura, sono stati impiegati traversi in legno frutto della smembratura di un vecchio somiere di basseria. Ancora ben visibili i fori di posizionamento delle canne in legno, le cave o cellette anticamente coperte dai ventilabri e le sedi delle cartelle in metallo poste sul fondo della segreta attraverso le quali passavano gli spilli di collegamento alla meccanica. Su questi dati però, in mancanza di notizie d’archivio attendibili, non si possono fare che congetture.


Tappe di percorso
Già dal primo sopralluogo, in fase di stesura del progetto di restauro, avevo accarezzato l’idea di poter risentire almeno in parte la voce dell’Organo prima dello smontaggio e del trasferimento in laboratorio. Visto il buono stato di conservazione complessivo del materiale fonico e il consistente lasso di tempo trascorso dall’ultimo intervento documentato ad opera di Luigi Parietti, collocabile verso la fine dell’ottocento, l’intento era quello di restaurare in un primo tempo la manticeria, collocata in un vano autonomo e separato, per poter alimentare lo strumento con il giusto vento e rilevarne anche solo in parte corista, temperamento e timbriche. Dopo il rimontaggio in loco della manticeria restaurata, principalmente per il pessimo stato di conservazione delle pelli interne di chiusura dei canali, posizionate sotto le copertine e quindi non visibili ad organo montato, non è stato possibile produrre alcunché. Il generale cedimento delle cartellette in piombo collocate sotto il pavimento della segreta, attraverso cui passano gli spilli di collegamento ai ventilabri, nonché la parziale rosura di alcuni di essi da parte dei topi, ha fatto sfumare del tutto ogni velleità documentalistica, per la totale ed irreparabile dispersione d’aria.
Ma l’intento si è poi rivelato giusto quando in laboratorio, a somiere restaurato, le canne, semplicemente spolverate e suturate provvisoriamente con carta adesiva in corrispondenza delle svariate anche se fortunatamente non eccessive lacerazioni causate dai roditori, sono state riposizionate sul crivello. Con una certa sorpresa sono emerse notevolissime concordanze in tutti i registri, con buona omogeneità timbrica e di emissione. I parametri d’intonazione sono da ritenersi in gran parte attendibili, con piedi a tutta aria e dentatura piuttosto regolare e moderatamente marcata che comunque non penalizza l’emissione in chiarezza e transitorio d’attacco. Anche a livello di accordatura è emerso nettissimo un temperamento equabile con numerosissime ottave ancora perfettamente accordate. Dopo una successiva rimozione del canneggio, con rispettosa messa in forma della parte sommitale interessata da schiacciamenti e piccoli tagli, frutto delle ultime accordature e suturazione delle lacerazioni con materiale omogeneo, è emerso in modo chiaro ed ineluttabile l’originario temperamento inequabile, confortato da innumerevoli concordanze di accordatura. Le canne che si discostavano in certa misura dal corista presentavano regolarmente alterazioni vistose al piede ad alla luce e tornavano perfettamente in linea dopo la correzione dei parametri fondamentali. (Torna all'inizio)

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