Gianico (BS)

Autore: 
C. Perolini (1863)
Anno di intervento: 
2006-2007
Tipo di intervento: 
Restauro

 
 
 
 
 


Nell'autunno 2007 si sono conclusi i lavori di restauro dell'Organo Perolini 1863 del Santuario della Madonna del Monte in Gianico. Collocato in posizione dominante sul paese, circondato da castagneti secolari, risale al XVI° sec.
Tastiera in sesta di 50 tasti con estensione Do1 - Fa5.
Pedaliera in sesta a leggio di 18 pedali con estensione Do1 - La2


Principale in 8 Bassi
Principale in 8 Soprani
Ottava Bassi
Ottava Soprani
Quintadecima
Decimanona
Vigesimaseconda
Vigesimasesta e nona
Contrabassi


Cariglioni alla tastiera
Fagotto Bassi
Tromba Soprani
Flauto in Eco
Viola Bassi
Ottavino Soprani
Flauto in VIII Bassi
Flauto in VIII Soprani
Cornetta
Voci Umane


Decenni di abbandono


Dopo alcuni decenni di completo abbandono, il pregevole Organo del Santuario ha ricevuto le necessarie cure per poter finalmente tornare a piena funzionalità. A quasi due anni dall’inizio delle fasi preliminari di restauro sono a fare il punto della situazione illustrando a grandi linee le varie tappe affrontate finora.
Per meglio comprendere lo stato di estremo degrado in cui versava lo strumento va ricordato che i locali dei mantici, a ridosso della cella organaria erano stati adibiti per lunghi anni a magazzino per il ricovero di mangimi dedicati ad animali domestici e da cortile, attirando dalla campagna circostante intere comunità di grossi topi che si sono quindi comodamente insediati nei locali.
Questi hanno provocato danni ingentissimi, rosicchiando in profondità moltissime componenti in legno, tutte le guarnizioni in pelle e, cosa di maggior gravità, la gran maggioranza delle canne di piombo. Il vecchio custode racconta di come spesso la mattina alla riapertura della chiesa trovasse pezzi di canne sull'altare o tra i banchi. Quindi il materiale fonico, componente primaria di un Organo a canne, già assai scomposto e deteriorato nel corso dei secoli, ci è giunto in condizioni al limite del recuperabile.
Le immagini proposte documentano lo stato di fatto allo smontaggio. Già dalla fine degli anni 70 avevamo suggerito di fermare questo scempio ma solo nel 1998 con il Parroco attuale, dopo le necessarie autorizzazioni da parte della Soprintendenza, si è potuto smontare lo strumento e ricoverarlo in un locale sicuro all’interno del Santuario, protetto in casse di legno in attesa di un futuro restauro. Nel 2005 un apposito comitato animato anche dalla sensibilità artistica e culturale della Dott.ssa Arch. Milena Camossi ha dato ufficialmente il via alle operazioni di restauro. (Torna all'inizio)



Ricerche d'archivio


Parallelamente ai lavori eseguiti in laboratorio, come da prassi, sono state effettuate approfondite ricerche d’archivio allo scopo di fare luce sulla paternità dell’Organo e sulla la vita musicale del Santuario nei secoli passati.
Questo delicato compito è stato affidato al Prof. Flavio Dassenno, indiscusso esperto organologo bresciano, che ha accettato volentieri di svolgere questa ricerca anche finalizzata alla stesura di una pubblicazione che ha lo scopo di divulgare, oltre che le conoscenze riaffiorate dalla consultazione degli antichi registri, le caratteristiche peculiari dell’interessante strumento e di tutte le varie fasi del suo restauro. A titolo di prima anticipazione citerò solo alcune notizie recentemente acquisite.
In un documento si legge: “27 maggio 1776. Si preparano legne per la costruzione del nuovo organo della Parrocchiale, a condizione che l’esistente vada al Santuario”.
Quindi è logico presupporre che “l’esistente”, non più ritenuto adeguato alla Chiesa e ai nuovi gusti dell’epoca, possa essere datato tra la seconda metà del ‘600 e i primi anni del 1700. In effetti, dallo studio dei materiali pervenutici, nelle varie stratificazioni, sono presenti almeno tre elementi risalenti a questo periodo.
Si tratta della tastiera, di rara eleganza e raffinatezza costruttiva, quasi sicuramente frutto della Bottega Cadei come le paticolarissime manette dei registri, di una buona percentuale di canne interne con siglature graffite riconducibili alla scuola desenzanese (Carlo Prati (?) o Benedetti (?)) e di alcune canne lignee di pedale.
Da un secondo documento datato 1863, sotto la guida del parroco Don Giuseppe Codazzi, “Progetto per l’aggiustamento dei due Organi di Gianico” ci perviene il contratto firmato dai Fratelli Perolini Fabbricatori d’Organi in Bergamo per il rifacimento di quello del Santuario in cui si fa preciso riferimento alle caratteristiche che avrà il nuovo Organo e dove si specifica che: “Tastiera.... alcune canne di Principale.... e di Contrabassi.... saranno mantenute le attuali”. (Torna all'inizio)


Il punto ad oggi


Nel mese di settembre 2007 si sono conclusi i lavori di restauro. Lo strumento era stato preventivamente montato in laboratorio per la verifica del perfetto funzionamento di tutte le componenti. Tutte le canne superstiti, dopo un  riordino particolarmente complesso, sono tornate alla collocazione primitiva.
A lavori ultimati possiamo fornire qualche dato preciso sul materiale fonico. Delle 596 canne che compongono lo strumento 171 appartengono ai Fratelli Perolini (1863),  236 pari al 39,6% sono di autore anonimo della fine del XVII sec. mentre 188 sono state ricostruite in sede di restauro. Una sola canna di altro autore è databile attorno alla metà dell' 800.
Tutte le canne non più recuperabili perché troppo lacunose sono state ricostruite nuove in copia seguendo fedelmente le caratteristiche delle superstiti ed utilizzando i medesimi materiali (ricordo l’azione di vera devastazione operata dai topi che le hanno in molti casi letteralmente ridotte in briciole). Nella quasi totalità dei casi si tratta di canne in piombo dei Perolini. Il materiale più antico, essendo in stagno e quindi assai meno appetibile ai topi, ci è pervenuto pressoché integro.
Si auspica che la comunità di Gianico, e non solo, possa riascoltare con una certa frequenza le voci perdute dell’Organo del Santuario, di grande suggestione e così ricco di tradizione e fede popolare, come costantemente affiora dalla consultazione degli antichi registri parrocchiali.  (Torna all'inizio)

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