Breno (BS) S. Maurizio 26 II+P

Anno di realizzazione: 
2000 / 2002
galleria: 


 
 
 

Organo a trasmissione interamente meccanica dotato di 1430 canne e 26 registri reali ripartiti su due tastiere (56 tasti DO1/SOL5) e pedale (30 tasti DO1/FA3).
Le canne che compongono la facciata appartengono al Principale 8'. La canna centrale è il Do1.

Disposizione fonica   
Prima tastiera                       Seconda tastiera  
I - Principale 8'                      II - Bordone 8'
I - Ottava 4'                             II - Principale 4'  
I - XV                                        II - Ottava 2'
I - XIX                                       II - XIX  
I - XXII                                      II - XXII
I - XXVI XXIX                            II -Terza (XXIV)  
I - Flauto 8'                              II - Flauto in XII(*)
I - Flauto in VIII                       II - Oboe 8' B.  
I - Flauto in XII                        II - Oboe 8'S.
I - Voce Umana    
I - Sesquialtera    
I - Tromba B.    
I - Tromba S.                          * Dal DO2   
     
Pedale    
P - Subbasso 16'    
P - Ottava 8'    
P - Violone 8'    
P - Fagotto 16'    

I registri di Tromba e Oboe hanno la spezzatura tra Bassi e Soprani tra DO3 e DO#3 per consentire l'esecuzione della letteratura spagnola.

N° 5 pedaletti per:
Unione tastiere; Unione I pedale; Unione II pedale; Vibrato stretto; Vibrato largo.

Somieri a tiro in rovere di Slavonia sia ai manuali che al pedale. I crivelli sono in tiglio.
Catenacciature in profilato d'alluminio ai i manuali, per coniugare rigidità e leggerezza, e in legno al pedale. Le legature sono tutte in listini d'abete con terminali in noce e legate in ottone.
Tutte le parti meccaniche (squadrette, bilancieri ecc.) sono in noce.
Due grossi mantici a lanterna in legno d'abete e a doppia impellatura forniscono abbondante aria a tutti i corpi d'Organo. La cassa è una struttura autoportante interamente realizzata in noce nazionale massello proveniente dalla nostra valle e misura 3.5 metri di fronte, per 2 di profondità, per 5.40 di altezza.
Le strutture portanti hanno uno spessore di ben 5 cm, mentre le pennellature, sempre in massello sono di 2 cm.
I cornicioni del cappello sono parimenti in noce massello e misurano 25 cm di altezza. Le canne in metallo sono state realizzate con diametri pensati per l'ambiente in cui andavano collocate, utilizzando leghe diverse a seconda dei registri: 75% di stagno per i Principali, la Voce Umana e le tube delle ance, 25% per i Ripieni e 5% per i Flauti (piombo martellato).
Le canne di metallo della Basseria sono in tigrato (50%). Le canne di legno sia al manuale che al pedale sono state realizzate in ottimo abete di prima scelta con bocche riportate in noce.
Temperamento equabile e La Corista a 440 Hz a 14° C.
Queste poche ed essenziali informazioni per dare una sommaria descrizione di uno strumento ideato e realizzato in toto dal costruttore (con la sola esclusione delle canne in metallo comunque acquisite grezze e non suonanti). Ogni singolo elemento, dalle tastiere ai somieri, dalla cassa esterna ai mantici, dalle meccaniche alle canne in legno, ecc., è stato realizzato personalmente presso il Laboratorio di Darfo artigianalmente e utilizzando sempre materiali di prima qualità escludendo qualsiasi surrogato e senza alcun compromesso, per ottenere un insieme omogeneo estremamente solido ed atto a durare certamente nel tempo.
L'intonazione e l'accordatura finale sono state effettuate totalmente sul posto.
 

MANIFESTAZIONI DI INAUGURAZIONE DEL NUOVO ORGANO "CHIMINELLI"

CHIESA SAN MAURIZIO
in BRENO (Brescia)

Venerdì 20 Settembre 2002 Concerto d'Organo
Ore 20,30

Lorenzo Ghielmi 
Programma:
Nikolaus Bruhns (1665 - 1697) - Praeludium in sol minore
Dieterich Buxtehude (1637 - 1707) - Passacaglia in re minore
Johann Sebastian Bach (1685 - 1750)
- Preludio e Fuga in Do minore BWV 549
- "An Wasserflüssen Babylon" à 2 Clav. et Ped. BWV 653
- "Nun komm der Heiden Heiland" à 2 Clav. et Ped. BWV 659
- Fantasia in sol minore BWV 542/1
- Trio super "Herr Jesu Christ, dich zu uns wend" à 2 Clav. et Ped. BWV 655
- "Liebster Jesu wir sind hier" BWV 731
- Toccata Adagio e Fuga in Do Maggiore BWV 564

BRENO 20 SETTEMBRE 2002
E' con grande piacere che ho accettato di inaugurare l'Organo di S. Maurizio in Breno. Se nell'incontrare un " opera prima" di un organaro mi preparavo ad incontrare uno strumento costruito con entusiasmo, ma forse con qualche difetto, ho dovuto ricredermi. Forse per essere anche lui musicista Gianluca Chiminelli ha dimostrato una grande padronanza tecnica ed una sensibilità per il suono non comune. I materiali scelti senza compromessi e la pulizia di realizzazione penso permetteranno a questo Organo di rimanere a lungo, per molte generazioni, quale testimone della passione e dell'amore di tutti colori che oggi hanno contribuito alla sua edificazione.
Grazie e i più vivi complimenti.
Lorenzo Ghielmi

Giovedì 26 Settembre 2002 Concerto d'Organo
Ore 20,30

Alessio Corti  
Programma:
Johann Sebastian Bach (1685 - 1750):
- Praeludium et Fuga in Do maggiore BWV 547
- "Herr Jesu Christ, dich zu uns wend" (Preludio al Corale) BWV 709
- Sonata in trio n.5 in Do maggiore BWV (1.Allegro - 2.Largo - 3.Allegro)
- Praeludium et Fuga in La minore BWV 543
Johann Ludwig Krebs (1713 - 1780): - Fantasia à gusto italiano
Wolfgang Amadeus Mozart (1756 - 1780): Fantasia in Fa minore KV 608 (Allegro - Andante - Allegro)
Felix Mendelssohn (1809 - 1847): Sonata op.65 n.2 in Do minore
(1.Grave/Adagio - 2.Allegro maestoso e vivace - 3 .Fuga)

BRENO 26 SETTEMBRE 2002
Con gioia torno a Breno dopo qualche anno dal concerto di inaugurazione del restaurato Organo del Duomo.
Sono molto contento di suonare questo nuovo e primo (!) strumento di Gianluca Chiminelli, a cui vanno i miei più sinceri complimenti per l'ottima realizzazione.
Progetto, materiali ed esecuzione dimostrano la bravura di questo giovane Maestro costruttore d'Organi.
Le sonorità sono raffinate e consentono una buona interpretazione di un vasto e importante repertorio. In sintesi: un Organo pregevole e musicale!
Felicitazione a tutti coloro che l' hanno realizzato.
Alessio Corti.

Sabato 28 Settembre 2002  Missa cum Organo
ore 11.00

Davide Pozzi  
Programma:
(Praeludium)
Dietrich Buxtehude (1637-1707) - Preludio in do maggiore BuxWV 137
Georg Böehm (1661-1733) - Vater unser im Himmelreich

(Padre Nostro che sei nei cieli)
Georg Friederich Händel (1685-1759) - Capriccio in fa maggiore
Johann Sebastian Bach (1685-1750) - Triosonata in mi minore - BWV 528; Adagio vivace - Andante - Un poco allegro
(All'Ingresso) - Komm, Gott Schöpfer, Heiliger Geist (Veni, Creator Spiritus) BWV 631
(Alla Comunione) - Herzlich tut mich verlangen (Di cuore io ti desidero) BWV 727

(Postludium)
-Preludio e fuga in do maggiore BWV 541
-Wachet auf, ruft uns die Stimme (Svegliati, il Verbo ci chiama) BWV 645
- Ach bleib bei uns, Herr Jesu Christ (Resta con noi, Signore Gesù Cristo) - BWV 649
- Ich ruf zu dir, Herr Jesu Christ (Io Ti chiamo, Signore Gesù Cristo) BWV 639
- Toccata e fuga in re minore BWV 565

BRENO 28 SETTEMBRE 2002
Sono stupito dall'estrema qualità dell'Organo in tutte le sue parti: meccanica, fonica ed estetica.
Lo stupore è ancora più grande se si considera che si tratta di un'opera prima.
Complimenti vivissimi all'Organaro e al Sacerdote che hanno saputo rendere un gioiello questa magnifica Chiesa.
Davide Pozzi

Domenica 29/09/2002 Concerto per Organo e Orchestra
Ore 20,30

Gruppo concertante strumentisti del "Teatro alla Scala"
Liuwe Tamminga  
Programma:
Johann Sebastian Bach (1685 - 1750): - Sinfonia della Cantata BWV 169 con archi e organo obbligato
Samuel Scheidt (1587-1654): - Bergamasca
Girolamo Frescobaldi (1583-1643): - Toccata per l'elevazione (1635) - Capriccio sopra la Bergamasca (1635)
Johann Sebastian Bach (1685 - 1750):
- "Schmücke dich, o liebe Seele" BWV 654
- "Nun freut euch lieben Christ gmein" BWV 734
- "Liebster Jesu, wir sind hier" BWV 754
Georg Friedrich Händel (1685-1759)
- Concerto per organo e orchestra op. 4 n°4 in fa maggiore (Allegro, Andante, Adagio, Allegro)
Johann Sebastian Bach (1685 - 1750):
-Preludio e fuga in do maggiore BWV 547
- Adagio del Concerto in re minore BWV 1052
- Sinfonia della Cantata BWV 29 con organo obbligato

BRENO 29 SETTEMBRE 2002
E' stato un piacere e un onore per me suonare l'Organo Chiminelli assieme ai suoi "vecchi" amici dell'Orchestra del Teatro alla Scala di Milano. L'organo offre tantissime possibilità per la liturgia e per eseguire sia repertori meno conosciuti come del grande G. S. Bach.
Luca Chiminelli è stato bravissimo nel dedicare due anni alla costruzione di uno strumento che durerà anche due secoli o più, utilizzando il meglio di tutti i materiali.
Suonando, suonando, lo strumento rimarrà per generazioni dopo di noi.
Liuwe Tamminga (Torna all'inizio)

Breno, 4 gennaio 2003
Organista Umberto Forni
Gianluca Chiminelli è una di quelle persone che riescono bene in molte attività.
Potrebbe fare il cuoco o il terzino chi lo sa ….. Lo conoscevamo come raffinato restauratore; la sua "Entry" nel campo della costruzione organaria è un evento importante.
Complimenti vivissimi. Peccato per me abitare un po' lontano.
Umberto Forni
Breno 4 gennaio 2003

Programma
F. Correa de Arauxo (1575-1654) - Tiento tercero de sexto tono, sobre la Batalla de Morales - Quinto tiento de medio registro de tiple de septimo tono
J.P. Sweelinck  (1562-1621) - Echo fantasia - Fortuna
B. Pasquini (1637-1710) - Toccata con lo scherzo del cucco - Introduzione e Pastorale 
F. Couperin (1668-1733) dalla Messe de Couvents:
- Offertoire sur les grands jeux
- 3 versetti per il Sanctus,: Plein Jeu, Récit de Cornet, Tierce en taille
G.F. Haendel (1685-1759) - Passacaglia in sol min.
J.S. Bach (1685-1750) - Pastorale - 2 corali per l'anno nuovo: In dir ist Freude BWV 615 Das alte Jahr vergangen ist BWV 514 - Fantasia in sol magg. BWV 572

UMBERTO FORNI, bolognese, si è diplomato a pieni voti in organo con Stefano Innocenti nel 1976; lo stesso anno è stato chiamato a insegnare al Conservatorio di Ferrara. Lasciati gli studi di medicina, si è dedicato alla musica e in particolare allo studio ed all'esecuzione del repertorio sei - settecentesco; nell'85 si è diplomato cum laude in clavicembalo.
Come solista ha dato concerti in molti paesi europei e in Giappone, partecipando tra gli altri ai festivals internazionali di Roma, Lisbona, Saragozza, Avignone e Maastricht, invitato a ritornare più volte; ha registrato per il Terzo Programma della RAI, per Radio Suisse-Romande e per Radio France-France Musique. In formazioni cameristiche e con orchestre ha inciso una ventina di CD per Bongiovanni , Tactus, Nuova Era, Stradivarius e Naxos.
Attualmente è professore di Organo e Composizione organistica al Conservatorio di Verona e titolare del bell'organo della chiesa di S. Maria in Organo, nella stessa città. Ispettore Onorario del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, in 15 anni di attività ha maturato una buona conoscenza dell'Arte Organaria e ha seguito il restauro di organi importanti, tra cui recentemente il Bonatti della chiesa di S. Tomaso Cantuariense. (Torna all'inizio)

Alla fine di dicembre il M° Bartolomeo Formentelli passa da Breno e dopo aver a lungo esaminato e provato l'Organo rilascia questo gratificante giudizio personale:
Breno 29 dicembre 2002
"Al collega Chiminelli i miei complimenti per una realizzazione riuscita nel carattere nordico organario che può facilmente essere confrontato con le buone realizzazioni in questo genere, in Italia ed oltralpe.
Bartolomeo Formentelli 
"    (Torna all'inizio)                                                                    

L'ORGANARO SCRIVE (documento tratto dalla pubblicazione divulgata in occasione del concerto tenutosi il 4 gennaio 2003 dal M° Umberto Forni)

E' con grande piacere che mi accingo a scrivere queste righe a presentazione della mia prima, entusiasmante fatica, nel campo della costruzione organaria, recentemente inaugurata.
Colgo l'occasione per rinnovare tutta la mia gratitudine e i miei ringraziamenti a Sua Eccell. Mons. Maffeo Ducoli e a Don Tino Clementi per la fiducia che mi hanno voluto accordare affidandomi tale incarico.
Se è vero che nel campo del restauro ho avuto modo di esprimermi, negli ultimi vent' anni e non solo in terra camuna, è altrettanto vero che si trattava per me della prima realizzazione di uno strumento nuovo e, quindi, non esistevano per la parte committente riscontri e valutazioni sul mio operato in tal senso.
Nonostante ciò si è ritenuto, successivamente al restauro dell'Organo Bianchetti del Duomo di Breno intitolato al S.S. Salvatore, di affidare a me un incarico così prestigioso e complesso, dandomi una grande possibilità per esprimermi in quest'arte stupenda e affascinante.
Il fatto poi di godere di totale libertà creativa, dal punto di vista progettuale, mi ha permesso di realizzare, compatibilmente alle risorse economiche disponibili, allo spazio materiale e all'ambiente di collocazione, un Organo totalmente ispirato al mio gusto personale. Uno strumento quindi figlio di una cultura organaria italiana ma che non disdegna alcuni elementi provenienti da realtà diverse. Ecco quindi, al fianco di una Voce Umana accordata crescente sul Principale, di pura tradizione lombarda, un "effetto" di Cornetto realizzato con registri separati, quali Bordone8,' Flauto in XII e Terza; o ancora, su una piramide di Ripieno a file separate, registri ad Ancia di scuola e fattura tedesca.
Un punto assolutamente irrinunciabile è stato quello di realizzare personalmente ogni singolo elemento sia interno che esterno, dalla tastiere ai somieri, dalle meccaniche ai mantici, dalle canne di legno alla cassa esterna in ogni sua parte. Unica rinuncia per le canne di metallo, per la cui realizzazione mi sono avvalso, previa dettagliatissima specifica personale di misure leghe e rapporti, di una affermata ditta specializzata nel settore. Le canne mi sono state fornite comunque allo stato "grezzo", con le bocche non tagliate che sono state da me dimensionate e intonate direttamente in chiesa, nelle condizioni acustiche di utilizzo.
Ho voluto in tutti i modi evitare di ridurre un lavoro così complesso e dalle enormi potenzialità creative ad una pura e semplice operazione di assemblaggio di componenti di svariata provenienza e fattura o di preintonare in laboratorio secondo modalità standard tanto care a ditte anche blasonate.
Ottimizzazione secondo l'acustica ambientale quindi ma anche, e soprattutto, omogeneità di realizzazione di materiali e loro provenienza. La grande quantità di bellissima noce nazionale della nostra Valle, con la quale è stata realizzata la cassa e i cornicioni, interamente ed esclusivamente in massello, è la stessa con cui sono state realizzate tutte le componenti meccaniche, la pedaliera, le canne di legno di dimensioni più piccole e le bocche di tutte le altre, nonché infinite componenti quali telaio delle tastiere, leggio, sostegni ecc..
La progettazione della cassa e del prospetto, nonché della disposizione fonica, ha seguito uno stile asciutto, adatto, oltre che ad un più che degno accompagnamento dei momenti liturgici, anche ad un utilizzo concertistico di ampio respiro, come è stato con successo ampiamente dimostrato.
Oltre ai quattro Concerti di inaugurazione, in data 4 gennaio 2003 il M° Umberto Forni ha eseguito un programma assai vario, toccando tutte le principali scuole europee, francese e spagnola in particolare (i registri ad ancia hanno spezzatura al Do# e quindi particolarmente versatili anche a tale repertorio).
Il lavoro si è protratto per oltre due anni, durante i quali ho avuto la possibilità, con entusiasmo e passione, di arricchire enormemente il mio bagaglio personale.
Le linee di condotta principali a cui mi sono attenuto, le ho desunte dall'esperienza maturata in fase di restauro, facendo tesoro dei preziosissimi ed innumerevoli insegnamenti che i grandi costruttori del passato hanno tramandato e che ho avuto la possibilità di "leggere" a fondo in anni di lavoro.
L'arte Organaria, più ancora di molte altre, per poter essere oggi intesa come figlia del nostro tempo e affrontata con spirito moderno, deve fondarsi su quella storia così ricca e antica, che non può e non deve essere ignorata, quale sorta di costruzione "alta" in cui il piano realizzato oggi poggia, con naturalezza e continuità, su ciò che è stato edificato ieri dai nostri grandi e incontrastati maestri.
Osservando la cosa da questa imprescindibile angolatura si può facilmente capire con quanta attenzione e prudenza ci si debba accostare a quest'arte.
In più ho voluto far tesoro di problematiche che quasi regolarmente si manifestano e ripropongono lavorando su strumenti storici.
Esistono veri e propri "punti deboli" su cui è necessario intervenire in fase di restauro e che quasi abitualmente il trascorrere del tempo mette in evidenza.
Ho cercato quindi, senza alcun compromesso stilistico, di porre la massima attenzione e cura proprio verso questi possibili inconvenienti che spesso a riducono la piena funzionalità di un organo facendo ogni sforzo per cercare di garantire una lunga e felice fruibilità dello strumento.
E' con grande emozione quindi che ho consegnato, alla popolazione di Breno e a tutti coloro che vorranno ascoltare la sua voce, questa opera, a cui più di molte altre da me restaurate, mi sento particolarmente legato.

BREVE DESCRIZIONE DEI PRINCIPALI ELEMENTI
Per la realizzazione della cassa e di moltissime componenti interne, la noce camuna è stata utilizzata senza risparmio, impiegando solo le parti migliori. La struttura esterna è autoportante e misura 5 cm di spessore. Non esiste quindi all'interno, oltre al "cavallo"in abete che sorregge i somieri, alcun telaio o castello di sostegno. Gli elementi che la compongono sono uniti tramite incastri e cave, e vincolati con spine di noce a sezione quadra. Tutti i pannelli e le specchiature, sia sul fronte che sui lati, sono pure in massello di noce di 2 cm. e amovibili, tramite chiusini in legno posti internamente. Lo schienale è in abete, strutturato coi medesimi principi.
Prima di metter mano alla realizzazione vera e propria, ho progettato e disegnato in AutoCAD tutto l'insieme e i singoli componenti, fin nei più piccoli dettagli, per cercare subito la disposizione, più coerente e razionale possibile, di ogni elemento. Tale lavoro preliminare ha richiesto molto tempo, ma ha reso le fasi successive del tutto prive di sorprese, specie da un punto di vista logistico.
Le tastiere, di 56 tasti con estensione DO1- SOL5, sono montate su un telaio in noce con inserti in cipresso sulle spallette. I tasti diatonici sono lastronati in bosso nazionale, mentre i cromatici, in noce, sono lastronati in ebano.
La pedaliera ha una estensione di 30 note (DO1 - FA3) ed è interamente in noce. Sulla mezzeria dei cromatici un inserto in cipresso crea una sorta di continuità con le tastiere.
I somieri, sia della prima e seconda tastiera sia della basseria, sono a tiro e a telaio, con stecche guarnite sia superiormente che inferiormente con rondelle in cachemire. Sono realizzati totalmente in ottimo rovere di Slavonia lungamente stagionato in laboratorio. Le coperte sono composte da due strati di rovere di un centimetro, intramezzati da un terzo, in tiglio, di due centimetri di spessore, che ospita le scanalature necessarie all'alimentazione delle canne che hanno richiesto una collocazione al di fuori dell'asse delle stecche. I ventilabri delle segrete, sono in abete e realizzati sempre mediante l'accostamento di due elementi con venatura disposta a lisca di pesce, per garantire quanta più solidità e indeformabilità, onde evitare possibili strasuoni dovuti ad eventuali movimenti degli stessi. Guarnizioni e cappucci passafilo, sono realizzati con ottima pelle d'agnello. Le molle sono in ottone crudo, costruite a mano, con dimensioni scaturite da ripetute prove per garantire un tocco quanto più preciso e leggero possibile, senza peraltro perdere la percezione dell'apertura del ventilabro sotto i polpastrelli dell'esecutore. Il tutto è assemblato con colla a caldo, tramite incastri a tenone e mortasa vincolati da spine di legno, senza alcun utilizzo di chiodi o viti.
Le canne di legno sono in ottimo abete e le quattro facce da cui sono formate sono assemblate con scanalature ad incastro, anche qui senza l'ausilio di chiodi.
Le bocche sono riportate in noce e la parte più bassa del labbro superiore è ottenuta mediante una porzione di legno inserita orizzontalmente al fine di impedire eventuali fessurazioni. Quelle più piccole, dai 2 piedi in su, sono interamente in noce.
Le canne più gravi del Subbasso 16', fino al Do3, sono internamente foderate con carta. Tutti i piedi sono forniti di valvola di regolazione dell'aria.
Tutti registri sono stati pensati, nelle misure e nelle forme, in funzione dell'ambiente in cui avrebbero suonato. Come si legge nei Saggi di misure , le canne della famiglia del Principale della seconda tastiera hanno diametri sensibilmente più stretti.
I crivelli sono tutti in tiglio, di un centimetro di spessore e i fori ospitanti le canne fino a 2 piedi sono guarniti con cachemire rosso. Sono sostenuti e fermati da distanziatori torniti in rovere.
Tutte le meccaniche sono di tipo sospeso, realizzate con tiranti in abete armati con terminali in noce ed ottone.Tutte le squadre le leve ed i bilancieri sono in noce.
Le catenacciature dei manuali sono realizzate con profilato tubolare d'alluminio a sezione quadrata, di 10 mm. di lato per garantire rigidità e leggerezza al tempo stesso, montati su pannello in abete munito sul perimetro di un filetto di noce di adeguato spessore. Le alette sono ottenute mediante piegatura di una faccia del profilato stesso, quindi in un pezzo unico. I pernetti dei catenacci, in acciaio inossidabile, ruotano in bussole di teflon annegate in blocchetti di noce, guarniti con rondelline di cachemire.
La catenacciatura di pedale, realizzata con i medesimi principi, è però in rovere.
L'alimentazione dei vari corpi d'Organo è garantita da due generosi mantici a "Lanterna". Il primo, a due pieghe, riceve il vento dall'Elettroventilatore e rifornisce i somieri di basseria e il secondo mantice. Quest'ultimo, collocato sempre nel basamento ma sul lato opposto è a tre pieghe e alimenta i somieri dei manuali. Sono interamente foderati in carta e impellati doppiamente, cioè dentro e fuori, nell'intento di garantirne una lunga e perfettissima tenuta.
Alla seconda tastiera sono presenti due tremoli, a vento interno, regolati in modo da creare due effetti diversi, uno più dolce dell'altro. (Torna all'inizio)

Nuovo Organo Meccanico (2000-2002) per la chiesa di S. Maurizio in Breno (Bs) (Dott. Mario Manzin)

Non sono soltanto lieto ma considero un privilegio la possibilità di poter esprimere qualche personale considerazione in questo libro che vede la luce nel momento in cui il nuovo organo di Gian Luca Chiminelli intraprende il suo viaggio nell'incantato mondo della musica. Perché è giusto si sappia che chi opera nel campo della tutela, del restauro, della fruizione del patrimonio di organi storici è coinvolto e segue con attenzione anche i problemi legati agli strumenti di nuova costruzione, considerando il nuovo come ideale continuità dell'antico.
Questo naturalmente avviene per somma d'esperienze quando l'organaro si mantiene fedele ai canoni fondamentali della tradizione ormai storicamete sedimentati.
Il compito di un organaro che oggi, coraggiosamente, affronta l'impegno di costruzione di un nuovo strumento dovrebbe essere quello di interpretare esperienze coerentemente inserite nelle civiltà del passato. Del resto se si vuole collocare un organo in un suo contesto, bisogna ovviamente conoscere profondamente il contesto, altrimenti si corre il rischio di fare discorsi retorici.
Scorrendo la disposizione fonica del suo nuovo organo, si ricava netta l'impressione che Chiminelli abbia assimilato la lezione dei grandi maestri in quanto elabora le sue architetture sonore forte di un bagaglio di idee saldamente organizzate e ricavate dal suo quotidiano contatto, in sede di restauro, con i manufatti di organari estrosi e geniali insieme. Non è infatti concetto nuovo quello di reinterpretare una determinata cultura dalle radici trasferendola a cultura attuale. L'organaria si studia sui manufatti, ma nella consapevolezza che è storia delle idee, delle sperimentazioni, delle intuizioni.
Vorrei citare Ernesto Rogers che penso abbia bene interpretato questa filosofia quando scrive che "conservare o costruire sono momenti di un medesimo atto di coscienza, poiché l'uno e l'altro sono sottoposti ad un medesimo metodo: conservare non ha senso se non è inteso nel significato di attualizzazione del passato, e costruire non ha senso se non è inteso come continuazione del processo storico". Poi starà a noi chiarire il senso della storia.
Lo sguardo al passato non va rivolto per malinconiche meraviglie, bensì per trarre emozioni e stimoli. Dar vita ad un'opera che si vuole sia opera d'arte comporta ispirazione, ansia di ricerca, riproposta di fermenti e di valori.
L'apologetica non fa parte del mio bagaglio culturale ma provo un particolare senso di stupita ammirazione per il costruttore d'organi. Dissi una volta che una spiegazione si può trovare nel rispetto che proviamo per l'artista. Viene da lontano e va ricercato nella concezione antropocentrica rinascimentale che ha prodotto in arte uno spazio al cui centro è l'uomo. E ne troviamo conferma nel nostro breviario laico, l'Arte Organica di Costanzo Antegnati, laddove quest'arte è definita "liberale e degna di homo nobile", perché vi è preminente il fine morale e poetico, per la possibilità che si ritrova "di lodare e di magnificare il grande Iddio".
Chiminelli, come tutti i costruttori che lo hanno preceduto e come quelli che lo seguiranno, ha concepito, ad esempio, il registro della Voce Umana avendo coscienza che sarebbe risuonato nel momento più alto della liturgia, quello dell'Elevazione. Il Diruta, nel suo Transilvano, specifica: "ve ne servirete per sonar alla levatione del Santissimo Corpo, et sangue di N.S. Giesù Cristo, imitando con il sonare li duri et aspri tormenti della Passione".
Ha operato, voglio dire, con quella tensione che lo accomuna al pittore e allo scultore di sacre immagini, consci che verso la loro opera salirà una preghiera.
Chiminelli conosce quali pericoli corra l'organo, quello cioé di essere considerato, in prospettiva, strumento storicizzato alla stregua di un liuto o di un clavicembalo. Si costruisce poco, si compone anche meno. Il suo nuovo organo va quindi visto anche in chiave di contributo intellettuale alla conservazione del più importante e complesso strumento creato dall'uomo.
Ecco perché salutiamo quest'organo con sincero entusiasmo: vediamo riassunti in esso aspetti culturali diversi e tra essi ci sembra preminente la cultura della creazione, la cultura del talento, il coraggio del confronto.
Come presidente di una Commissione che opera nel campo della tutela e del restauro non nascondo intuibili condizionamenti. Vedo però nell'esperienza dell'organo Chiminelli la comprensione profonda della necessità di un dialogo non ovvio con il passato. E poi alle spalle di questo coraggioso costruttore d'organi c'è la cultura bresciana, una lingua dotta parlata dagli Antegnati e da Facchetti e poi via via da organari, come Chiminelli, orgogliosi delle loro origini.
Vorrei concludere queste riflessioni con una nota di speranza e di ottimismo riproponendo quanto scrissi alcuni anni fa, quando l'interesse nei confronti dell'arte organaria era meno diffuso.
"Nonostante le crisi e gli smarrimenti che hanno investito questa specifica cultura, essa si mantiene fresca e vigorosa offrendo strumenti meravigliosi alla musica e alla fede, secondo riti immutabili di sapore antico che immutabili resteranno perché passati senza sostanziali mutamenti attraverso il travaglio purificatore del misticismo medievale, della spiritualità raffinata del Rinascimento, dell'ansia di ricerca di valori costruttivi ed espressivi del barocco e del romanticismo e, infine, del dissennato materialismo scientifico".
I ritmi di canto liberino in chi li ascolta i grandi valori intellettuali.
Mi sembra non possa esserci augurio migliore per l'"Opus n. 1" di Gian Luca Chiminelli.

Mario Manzin
Presidente per la Tutela degli Organi Storici della Lombardia   (Torna all'inizio)
 

QUALE ORGANO IN S. MAURIZIO? (Prof. Flavio Dassenno)

L'organo che Gianluca Chiminelli ha realizzato per la chiesa di S. Maurizio di Breno, grazie alla lungimiranza pastorale del parroco e alla sensibilità artistica di un vescovo camuno, esprime pienamente la sua ragione d'essere.
Circa 350 anni fa Antonio Barcotto, in un trattatello, sottolineava i pregi di una buona costruzione organaria, raccomandando ai lettori di preferire la sostanza alla forma. Indicava nel numero massimo di 10 registri, comprendenti oltre alle file del Ripieno due soli Flauti ed una Voce Umana, la sostanza di uno strumento per la casa di Dio.
Avvertiva inoltre che, volendo, si potevano aggiungere altri suoni, ma che secondo il suo parere tali "esigenze" erano solo "galanterie" e non valevano la spesa. Ai nostri giorni il discorso, necessariamente ampliato, non solo è ancora valido, ma è sempre più attuale.
Nonostante quarant'anni di riscoperta e di studio dello strumento cosiddetto "antico", e molti progetti di organi più o meno giganteschi, utopisicamente "eclettici", per imitare le caratteristiche di tutte le scuole europee, pare che la strada di una realizzazione soddisfacente, per doti espressive e personalità artistica, si sia smarrita, assieme alla ragione fondamentale per la quale un organo dovrebbe essere costruito.
Nel primo caso, l'interessante proposta fatta ormai moltissimi anni fa con la costruzione dell'organo di S. Maria dei Servi a Bologna, dove sulle varie tastiere dovevano tradursi le caratteristiche timbriche delle più conosciute scuole organarie di area padana, non ha avuto un seguito articolato e reiterato, che sviluppasse adeguatamente la potenzialità di tale via progettuale. Nel secondo invece, l'ostinazione degli organari a rimanere ancorati alle tradizioni estetiche tardoromantiche, ceciliane o semplicemente alle prassi costruttive pseudoindustriali dei primi decenni del secolo, senza alcuna innovazione nel campo delle trasmissioni o delle sonorità, li ha condotti ad una fase fortemente involutiva.
Essa è stata timidamente squarciata dalla scimmiottatura più o meno buona di suoni stranieri o, assai più spesso, neobarocchi, secondo i dettami determinati dalla crescente tirannica moda dell'organo italiano antico. Entrambe le vie sono state foriere di fiduciose aspettative, ma di risultati deludenti, sulle cui cause ci sarà molto da discutere.
Lasciando agli addetti ai lavori il dibattito, ci preme sottolineare come entrambe le vie, assieme a quella di riconsiderare con rinnovata attenzione i migliori timbri nostrani della fine dell'Ottocento e dei primi 50 anni del Novecento (che già guardavano all'Europa ma con voce italiana), potrebbero essere riproposte in veste nuova. Se solo se ne avesse il coraggio. Con un contributo franco e sincero da parte sia degli organologi sia degli organari.
Non mancano in verità alcuni esempi, tanto belli quanto rari, dovuti a temerari come Luca Chiminelli (giovani o meno, Lorenzini, Carli, Fratti, i Formentelli, certi Mascioni, certi Tamburini, per citare i più conosciuti, di ben più provata esperienza) che infischiandosene di mode culturali dogmatiche e troppo restrittive, hanno prodotto strumenti la cui "intensità lirica" (per dirla con Jean Guillou) risulta evidente ad un orecchio ben educato e scevro da preclusioni settarie. Storica ad esempio l'asciuttissimo chiarimento di Riccardo Lorenzini all'esimio Grande Organologo scandalizzato che criticava: "Perchè un Principale doppio tra i pochi registri della sua opera prima.?" Risposta: "Primo: perchè è tradizione della scuola toscana; secondo: perché mi garba così".
Nella maggior parte dei casi però si è assistito ad una triste, quasi uniforme processione di grigi replicanti più o meno forniti e "blasonati", dapprima eclettici o neobarocchi, e ultimamente neorinascimentali, neofiamminghi, neotedeschi. Piazzati dove meglio si può e a qualsiasi costo, pur di farceli stare. Capita così che deliziose, minute pievi quattrocentesche vengano letteralmente violentate con la costruzione di cantorie surdimensionate, in cemento armato, atte ad ospitare l'Organo Da Concerto. In S. Maurizio fortunatamente ciò non è avvenuto. Come in altri luoghi importanti d'Italia, la scelta è stata la più felice e oculata. Superato il primo forte impatto (era così anche nell'antichità, di fronte alle nuove realizzazioni: in abside piuttosto che in controfacciata, sul pavimento o in cantoria) l'occhio si abitua e la nuova presenza, asciutta e spartana, una volta conosciuta, viene bene accolta, armonizzandosi con il generoso volume della bella chiesa. Lo strumento poi, essendo interamente assemblato a secco e autoportante, non ha intaccato alcuna struttura e si può smontare con grande facilità.
Sul versante del repertorio, si è assistito in questi ultimi trent'anni anche all'appiattimento della maggior parte dei programmi concertistici su brani quasi esclusivamente di musica antica, eseguiti su organi "storici" spesso pesantemente reintonati durante il restauro, per spremere il massimo del suono e degli armonici acuti, sui quali si tenta di accomodare, come meglio si può, quasi tutta la letteratura organistica, mescolando sacro e profano in un unico gigantesco Supermarket Della Cultura Organistica.
Dopo restauri così condotti essi possiedono voci che non hanno niente a che vedere con quelle molto più personali (magari più sommesse e serene) con le quali cantavano prima le lodi al Signore. Ecco di conseguenza tediato l'ascoltatore con decine di repliche di Ripieni troppo brillanti o Ance stentoree che affaticano l'orecchio dopo alcuni minuti di ascolto. O con l'ennesima riproposta della Toccata Seconda di Frescobaldi (tra i 200 meravigliosi brani da lui scritti) o di quella tal Sinfonia di Padre Davide da Bergamo, in nome della Moda Del Momento. Bach, Franck, Reger e Bossi non si sentono quasi più. Quelli che osano varcare queste colonne d' Ercole con programmi liberi, di buona musica moderna o contemporanea, sacra o profana, vengono guardati dai "politici della filologia" come marziani o traditori.
Inoltre, anche il livello della musica liturgica, complice il concetto fuorviante di assecondare l'assemblea con linguaggi musicali consumistici (che contraddizione, di fronte all'immanente) si è inabissato oggi a profondità di fossa delle Filippine, tranne qualche rara ecce-zione. Questo è l'infidissimo panorama che Luca Chiminelli si è trovato di fronte.
Se la situazione è questa perché costruire organi nuovi oggi e quali sono in fondo le doti fondamentali richieste? Quelle citate da Barcotto. Sostanza e duttilità. Semplice a dirsi, difficile a quanto pare a farsi, ma forse solo perchè si sono persi di vista i principi fondamentali e le alte e finissime capacità catartiche della musica, liturgica o meno, e le conseguenti capacità progettuali dei veri maestri organari, consci di questa missione. Luca ha felicemente attraversato, queste paludi insidiose con un concetto ben preciso in testa: "libero da falsi dogmi". Un buon organo deve essere prima di tutto una realizzazione artistica; e poi, solo poi, una proposta culturale. La sua raffinata preparazione musicale, assieme a una buona dose di intuito e notevoli capacità artigianali, gli ha indicato la strada.
La progettazione di un organo appare elementare nei suoi componenti essenziali: alcuni mantici soffiano aria in un contenitore (il somiere) che attraverso numerosissime valvole (i ventilabri) e meccanismi (i comandi dei registri) viene smistata a piacere, tramite i tasti ed i pedali, alle varie file di canne (i registri).
Eppure lo sforzo realizzativo sia per la quantità che per la qualità del lavoro, realizzato da Gianluca Chiminelli con il solo aiuto del padre Lino, è enorme. Il legname deve essere di prima scelta, tagliato ad arte ed assemblato secondo le migliori regole artigianali del falegname e dell'ebanista. Le centinaia e centinaia di pezzi necessari non devono muoversi più di quanto previsto per evitare attriti indesiderati. I metalli, sopratutto stagno e piombo, devono essere fusi in adatte leghe, purgati, gettati in lastre che verranno poi battute o laminate, oppure piallate e lucidate per poi essere tagliate secondo misure precisissime dopo una preparazione per la saldatura. Vengono ancora saldati con estrema cura, formando ogni singola canna che, rifinita, verrà messa in opera dandole la propria voce che dovrà essere udita, senza confondersi, eppur fondendosi, in mezzo a centinaia e centinaia di altre. Tutto l'insieme poi deve essere libero di muoversi, dilatarsi e restringersi, cioè di "respirare" con il cambio delle stagioni e con quello in verità un poco più violento dei moderni riscaldamenti.
Se consideriamo che le tolleranze di lavorazione vanno da 1 millimetro per i legni a pochi decimi dello stesso per i metalli, ci rendiamo conto di quanto deve esser sicura la mano dell'artefice e dei suoi collaboratori nel realizzare una tale opera: Ma questa non è che la par-te pratica, che scaturisce da una concezione ben più alta dello strumento.
L'artista organaro, in base all'acustica del luogo, alla posizione migliore possibile per l'installazione, alle caratteristiche musicali dell'epoca (senza indulgere a vanagloriose mode passeggere), alla tradizione del passato ed alla propria personalità e, non ultima alla disponibilità finanziaria, realizza l'opera d'arte migliore possibile, che in base all'unicità dei parametri sopra accennati risulta essere sempre esclusiva e differenziata pur nella omogeneità delle caratteristiche della scuola in cui è nata.
Ecco quindi che un Flauto non risulta mai identico ad un altro, sia per diversità di misure sia, a parità di quelle, per sfumature di intonazione cioè di quel procedimento, scientifico e magico al tempo stesso, che dà colore ad ogni suono, svelando l'impronta timbrica personale del loro autore. Che spesso assurge alle vette di pensiero di un Michelangelo o di un Raffaello, celato in una innumerevole serie di anonimi (per il profano) listelli di legno, meccanismi e-lementari e "tubi" di metallo.
Sfruttare e dosare con sapientissima perizia la pressione del vento, la grandezza dei condotti, delle valvole, dei fori che smistano l'aria, la forma e le dimensioni delle canne, la loro consistenza, i decimi di millimetro che incidono sulla formazione di certi suoni armonici piut-tosto che altri, in maniera sempre ricca e varia: questo è tutto ciò che fa grande l'arte organaria.
Le varie voci (i registri) di un organo sono come i pigmenti a disposizione nella tavolozza di un pittore. Ciascuno deve possedere una propria personalità.
Quale rosso ad esempio? Vermiglio, carminio, cremisi? E quale giallo? Oro, limone, cadmio? Quello dei riflessi di una pannocchia di mais o di una foglia vicina ad un grappolo d'uva, nell'autunno più acceso trafitto dal sole? E tutti questi suoni oltre a cantare nella loro singolarità devono potersi amalgamare perfettamente, per offrire sempre nuove, nitide, combinazioni cromatiche e non una sterile sovrapposizione di mezze tinte, appiattite in aumenti di sola intensità o di potenza.
Il cuore palpitante è quindi il suono. L'organo vero è la meraviglia acustica che noi udiamo ogniqualvolta l'organista abbassa un tasto e non, come più comunemente si crede, solo la macchina che produce il fenomeno. Gianluca Chiminelli ha capito, o meglio "sentito" tutto questo e, in generosa sintonia, lo ha ampiamente realizzato, esprimendo in pieno il suo gusto e la sua personalità. Situare stilisticamente lo strumento di Luca non è facile e al tempo stesso non è difficile. Come esistono le scuole padane e più precisamente bresciane degli Antegnati, di Facchetti, Virchi, Meiarini, Traeri, Bonatti, Benedetti, Doria, Bolognini, Cadei, Marchesini, Tonoli, Mottironi, Porro, Bianchetti, Maccarinelli, tutte con voci proprie, presenti nelle varie aree, valligiane (Camonica Trompia o Sabbia) o lacustri (Gardesana e Sebina), così possiamo affermare che l'opera prima di Luca Chiminelli, si situa tra una scuola settecentesca matura, che guarda ad un Ottocento che, pur sperimentando, non rinuncia alle tradizioni. Su questa solida base, sono inserite con grande sensibilità e misura, alcune sonorità transalpine tedesche, riservate soprattutto alle Ance (Tromba, Oboe e Fagotto al pedale). Molti sono i pregi dell'organo realizzato per S. Maurizio di Breno, ma due sono fondamentali e fanno parte delle qualità intrinseche date per scontate da Barcotto e dalle scuole antiche (le più raffinate). La prima è l'assoluta chiarezza presente in tutte le tessiture. Tutte le voci, an-che gravi, in tutti i registri, usati solisticamente o (ancor più difficile da ottenere), in tutti gli amalgami parziali (anche nel Fortissimo), risaltano con naturalezza, senza impastarsi e confondersi. La seconda è la serena cantabilità di ogni registro, ottenuta senza forzare la resa acustica delle canne. Per certi aspetti ricorda la filosofia di severa e luminosa maestà di Tonoli, (criticato dai seguaci dello strepito, perché i Ripieni non erano troppo "brillanti") basata però su misure che possono risalire ad una scuola barocca franciacortina assimilabile ai Cadei, la quale a sua volta, per certi aspetti, guardava all'eredità lasciata da Bonatti. Per gli addetti ai lavori e per i curiosi, c'e organologicamente da rilevare che le misure dei Principali e delle Ottave appaiono quasi in controtendenza rispetto alle vie più praticate. L'Ottava, considerati tutti i parametri, inizia con un diametro assai poco più stretto rispetto al Principale. Il restringimento di un semitono reale viene lasciato ai registri della seconda tastiera, sia per diversificarli nel canto e caratterizzare il Secondo Organo sia per chiarire adeguatamente (non tanto da farlo divenire tagliente) il Plenum. Quest'ultimo basa la sua chiarezza su una distri-buzione dei ritornelli, che va dal grave all'acuto progressivamente e come di consueto nelle varie file, ma su note diverse. Descrivere compiutamente gli altri pregi sonori sarebbe lungo e, per un pubblico più vasto, forse anche tedioso ed esula da questo scritto. Mi piace però sottolineare la presenza di squisiti colori "nasali" ottenuti dalla possibilità di usare, in numerosi amalgami parziali, sia il Flauto in XII sia due preziose file in terza: una Sesquialtera in XVIIa e una Terza appunto, però in XXIVa. Lo strumento di Chiminelli inaugura forse una nuova scuola bresciana? Lo speriamo vivamente anche se le occasioni di costruire organi nuovi sono oggi molto rare. Speriamo che i nostri conterranei, e non solo i camuni, apprezzino le sue doti e non lo riducano come altri nostri artisti e studiosi "nemo propheta in patria". In un concerto inaugurale abbiamo anche molto apprezzato la voce sommessa, e convinta, di un Violone e un'Ottava al pedale, usate per "parlare" come oggi si dovrebbe. Senza il culto dell'Io. Con una consonante in più davanti, che tutto abbraccia. Soli Deo Gloria e Ad Maiora.

Flavio Dassenno
Ispettore Onorario del Ministero per i Beni e le Attività Culturali   (Torna all'inizio)

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